Q&A

Q&A

Filo interdentale o scovolino?

Non sono equivalenti, anche se l’obiettivo è simile: eliminare la placca nelle zone che lo spazzolino non raggiunge.

Lo scovolino, nelle dimensioni corrette, permette una pulizia efficace nella maggior parte delle bocche ed è più semplice da usare correttamente e con costanza. Per questo è lo strumento preferito nella quotidianità.

Il filo interdentale però pulisce anche il punto di contatto tra i denti, essenziale soprattutto nei pazienti più giovani e in chi ha un rischio maggiore di carie.
Richiede però maggiore manualità e può risultare scomodo nelle zone posteriori.

La scelta migliore? Quella decisa insieme all’igienista, in base allo spazio interdentale e al profilo di rischio di ogni persona.

Q&A

Quando faccio un’estrazione o un impianto devo prendere sempre gli antibiotici?

No. Gli antibiotici non vanno assunti in modo preventivo, ma solo quando servono davvero.

Per una normale estrazione in un paziente sano, non sono necessari.
Le linee guida internazionali scoraggiano infatti l’uso non motivato.

Le eccezioni

Alcune condizioni cliniche particolari — come certe patologie cardiache — richiedono protocolli specifici.

E per gli impianti?

Nel nostro studio seguiamo linee guida basate sull’evidenza:
1 dose di antibiotico, 1 ora prima dell’intervento.
Questo riduce il rischio che l’impianto non si osteointegri correttamente.

Messaggio importante

Gli antibiotici sono strumenti preziosi.
Abusarene riduce la loro efficacia e rappresenta un rischio serio per la salute pubblica.

Q&A

Come funziona lo sbiancamento dei denti?​

Lo sbiancamento è una procedura sicura ed efficace, che elimina l’ingiallimento dovuto all’età e alle sostanze presenti nei cibi e nelle bevande, riportando il dente al proprio colore naturale.
Distinguiamo due categorie:

sbiancamento dei denti vitali,

sbiancamento dei denti devitalizzati (tema di una prossima newsletter).

Oggi ci concentriamo sui denti vitali.

Due metodi possibili

Sbiancamento domiciliare

Sbiancamento in studio

Quando le condizioni lo permettono, preferiamo il trattamento domiciliare perché più personalizzabile, versatile e spesso più efficace e duraturo.

Come funziona lo sbiancamento domiciliare

Valutazione oggettiva del colore
Usiamo uno spettrofotometro che misura il colore con precisione universale.

Impronte e mascherine personalizzate
Il laboratorio realizza mascherine su misura per un rilascio controllato del gel.

Consegna e istruzioni
Proviamo insieme le mascherine e forniamo un video con la procedura.

Controllo dopo 2 settimane
Misuriamo di nuovo il colore per valutare i risultati.

E dopo?

Interrompiamo il trattamento se il risultato è soddisfacente;

Proseguiamo ancora 1–2 settimane oppure aumentiamo lievemente la concentrazione del gel, quando necessario.

Sbiancamento in studio

Si applica un gel professionale attivato da una lampada specifica.
La seduta dura circa 50 minuti ed è ripetibile in base alle esigenze.

Q&A

Se ho la parodontite, posso mettere impianti?

Sì, ma con alcune importanti attenzioni.

Chi ha la parodontite è un paziente più a rischio rispetto alla media, sia per la perdita dei denti sia per le complicanze sugli impianti, come la perimplantite.

La perimplantite è una malattia che può colpire gli impianti e che consiste in una infiammazione che può provocare la perdita di osso intorno agli stessi impianti.

In pratica è una sorta di replica della parodontite, ma intorno agli impianti.

Numerosi studi hanno dimostrato che i pazienti che soffrono di parodontite non trattata hanno probabilità più alte di sviluppare perimplantite.

Questo non significa che gli impianti nei pazienti con parodontite siano controindicati, ma che:

la parodontite deve essere prima curata e stabilizzata,
la pianificazione implantare deve essere molto accurata,
il mantenimento nel tempo è fondamentale.
è importante che il complesso “impianto-gengive-osso” venga progettato con caratteristiche specifiche, direi con un ottica “parodontale”

👉 Nel nostro studio l’implantologia nei pazienti parodontali viene affrontata con un approccio specifico, proprio per ridurre i rischi e proteggere nel tempo il risultato.

Q&A

Ogni quanto va controllata la salute delle gengive?

Non esiste una risposta uguale per tutti.

La frequenza dei controlli dipende da diversi fattori:

presenza o meno di parodontite,
gravità della malattia,
risposta alle terapie,
abitudini di igiene orale,
familiarità della malattia,
eventuali fattori di rischio (fumo, diabete, stress, ecc.).

In generale:

chi non ha parodontite può essere controllato a intervalli più lunghi,
chi ha o ha avuto parodontite necessita di controlli più ravvicinati e programmati.

👉 È per questo che nel nostro studio i richiami non sono standardizzati, ma personalizzati sulla singola persona.

Lo strumento fondamentale per monitorare la salute delle gengive rimane il sondaggio, senza il quale non è possibile avere informazioni sulla condizione del parodonto.

Q&A

Se la parodontite è sotto controllo, devo continuare a farmi seguire?

La parodontite è una malattia cronica: questo significa che può essere controllata e stabilizzata, ma non “cancellata”.

Quando diciamo che una parodontite è sotto controllo intendiamo che:

l’infiammazione è ridotta o assente,
le tasche sono stabili,
non c’è progressione della perdita di osso.

👉 Ma questo equilibrio va mantenuto nel tempo.

Tutti i pazienti che finiscono il ciclo di terapia attiva della parodontite, che è SEMPRE rappresentato da una terapia non chirurgica e poi, a volte, dalla terapia chirurgica, entrano in una fase di mantenimento, detta “terapia parodontale di supporto”, che dura tutta la vita.

La terapia di supporto ha due finalità principali:

rafforzare e consolidare i risultati ottenuti con la terapia attiva
evitare recidive della malattia

I nostri protocolli prevedono che un paziente con la parodontite esegua 4, 5 o 6 (a seconda della severità della malattia) sedute all’anno e che alla fine di ogni anno ripeta la cartella parodontale e alcune radiografie endorali.

Sospendere i controlli o allungare troppo gli intervalli può permettere alla malattia di riattivarsi, spesso senza dare sintomi evidenti.
Il mantenimento personalizzato è quindi parte integrante della cura, non un’opzione accessoria.

Q&A

“Dottore, ma se ho una carie… perché non ho dolore?”

Perché il dolore non è un indicatore affidabile.
Molte patologie dentali sono completamente asintomatiche nelle fasi iniziali.

Tre esempi concreti
a. Carie

Le carie piccole possono dare fastidio.

Le carie molto profonde possono invece non dare alcun sintomo, pur essendo già gravi.

b. Granuloma

Le infezioni croniche della radice possono restare silenziose per anni e poi, all’improvviso, causare:

dolore,

difficoltà alla masticazione,

gonfiore.

c. Tasca parodontale

In genere non fa male.
Ma quando si infiamma può diventare improvvisamente dolorosa, con gonfiore e sanguinamento.

Conclusione

Il dolore è scarsamente correlato alla gravità del problema.
Ecco perché servono controlli periodici e radiografie mirate: sono l’unico modo per intercettare le patologie quando sono ancora semplici da curare, prima che richiedano interventi lunghi e costosi.

Q&A

Il Colluttorio va usato tutti i giorni?

Nella maggior parte dei casi, no.
Il collutorio non sostituisce lo spazzolino né gli strumenti per l’igiene interdentale e, se usato quotidianamente senza indicazione professionale, può irritare le mucose, alterare la flora batterica o causare macchie sui denti.

Alcuni principi attivi, come la clorexidina, sono preziosi in condizioni specifiche, ma solo per periodi limitati.
L’uso corretto è quello personalizzato: il professionista valuta se serve, quale prodotto utilizzare e per quanto tempo.